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Libri di Fabrizio Benedetti

Lectures 2015

editore: Giappichelli

pagine: 88

9,00

Effetti placebo e nocebo. Dalla fisiologia alla clinica

di Fabrizio Benedetti

editore: Giovanni Fioriti Editore

pagine: 476

Dare un placebo significa consegnare un involucro senza contenuto, ma la scatola vuota agisce sulla mente del paziente, proprio come farebbe un farmaco, attivando o inibendo sinapsi, alterando le quantità di neurotrasmettitore in specifiche aree del cervello e modificando l'attività cerebrale in modi oggi facilmente accessibili all'indagine scientifica. I placebo non sono soltanto vecchie pillole di zucchero ma possono essere qualcosa con il potere di agire sulle aspettative del paziente. I placebo sono fatti di parole, simboli, rituali, significati, la cosa importante non è il mezzo usato ma i cambiamenti che induce nell'attività neurale e come questi cambiamenti si ripercuotono sulle funzioni psicologiche e corporee. I placebo modulano le stesse vie biochimiche sulle quali agiscono i farmaci della pratica medica routinaria. Ma questa considerazione dovrebbe essere capovolta. Infatti sarebbe più appropriato dire che i farmaci utilizzano le stesse vie biochimiche di parole, simboli, rituali e significati dato che questi sono molto più antichi dei farmaci.
35,00

Il cervello del paziente

di Fabrizio Benedetti

editore: Giovanni Fioriti Editore

pagine: 304

In questo libro l'autore fornisce i dati scientifici delle scoperte e dei progressi più recenti delle neuroscienze, utili a spiegare sia i sistemi biologici coinvolti nell'interazione medico-paziente, sia il loro significato evoluzionistico. L'affrontare il rapporto medico-paziente da una prospettiva neuro-scientifica può presentare qualche vantaggio? Io credo di sì, per parecchie ragioni. La prima è ovvia: le neuroscienze sono interessate alla comprensione del funzionamento del cervello, e questo particolare incontro sociale può svelare i meccanismi delle funzioni cerebrali superiori, quali la fiducia e la speranza. La seconda ragione è che i medici, gli psicologi e il personale sanitario possono comprendere meglio le alterazioni da essi indotte nel cervello dei loro pazienti. Con questa conoscenza neuroscientifica in mano, il personale sanitario "vede" in maniera diretta come parole, attitudini e comportamenti attivino e inattivino molecole, aree corticali e sistemi sensoriali nel cervello dei pazienti. Io credo che questa "visione diretta" del cervello del paziente possa contribuire a incoraggiare un comportamento empatico e compassionevole da parte del personale sanitario. La terza ragione è legata alla seconda: sono convinto che i medici, gli infermieri e il resto del personale medico possano trarre beneficio dall'insegnamento delle Neuroscienze della Relazione Medico-Paziente nelle Facoltà di Medicina e nei Corsi di laurea in Infermieristica, come pure nei corsi di Psicologia.
32,00

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